'Non c'e' una sola causa per una sconfitta netta e vistosissima. Pensavo di convincere i calabresi sulle cose fatte, ma ho peccato di presunzione''. Lo ha detto il presidente uscente della Regione Calabria, Agazio Loiero, che ha incontrato, questo pomeriggio, a Catanzaro, i giornalisti per un'analisi del voto dopo la sconfitta da parte del candidato del centrodestra Giuseppe Scopelliti. Una lunga ''confessione'', come l'ha definita lui stesso, nel corso della quale ha analizzato i temi della campagna elettorale e le possibili motivazioni che hanno portato al risultato, con quasi trenta punti di vantaggio da parte di Scopelliti. ''Quando si perde si ha sempre torto e non e' compito di chi e' sconfitto scrivere la storia - ha affermato Loiero - nell'ammettere ''la sconfitta senza se' e senza ma''. Loiero ha ammesso che si e' trattato di ''un errore di valutazione e non sono tentato di autoassolvermi per niente''. Dopo avere ripercorso alcuni passaggi salienti di una legislatura definita ''difficilissima'', Loiero ha puntato il dito contro Callipo, terzo candidato alla carica di governatore: ''Ha fatto una campagna elettorale lunghissima e in Consiglio non ci mettera' piede. Eppure, anche ora attacca me. Perche' avrebbe dovuto entrare in campo al mio posto? Quali sono le sue performance politiche? Io ho sempre paura di quelli che rappresentano una sorta di populismo Lui dice 'Il mio popolo', cosa che non fa nemmeno Berlusconi e che e' presente solo nella liturgia sacra''. Tra i punti della sconfitta, Loiero ha aggiunto anche ''la bufera interna al Pd e il bombardamento ricevuto dai vertici di Idv''. Il percorso che ha portato alla sconfitta, spiega, ''e' iniziato dal comizio di Veltroni a Pescara, quando ha preso le distanze da alcuni governatori del centrosinistra. Da li' e' partita la campagna contro me e Sassolino, anche con inchieste a fine politico''. Quindi le tensioni delle primarie, regionali e nazionali, ''che mi hanno portato - ha detto Loiero - ad essere demonizzato a Roma e in Calabria''. ''Perche' non mi sono ritirato? Perche' sarebbe stata una diserzione e io voglio difendere questi cinque anni di lavoro'', ha proseguito il presidente. Anche il voto disgiunto, secondo Loiero, e' stato penalizzante, cosi' come il piano di rientro della sanita', ''percepito - ha detto - come sacrifici e non per i benefici futuri''. Rispetto ai prossimi giorni, il presidente ha specificato che ''da oggi alla proclamazione parlero' con il presidente eletto per le decisioni''. Quindi i temi su cui Loiero si e' augurato una particolare attenzione da parte del nuovo governatore: ''non riprogrammare i fondi europei, non utilizzo dei fondi Fas per ripianare la sanita', no alle centrali a carbone, completare la bonifica di Crotone e caratterizzare i siti inquinati''. ''In Consiglio faro' minoranza e tutte le volte che ci sara' bisogno - ha affermato - per aiutare la regione, Scopelliti mi trovera' accanto a lui, sia se me lo chiedera', sia se non me lo chiedera'''. Infine, rispetto alle critiche mosse al Pd, Loiero ha confermato che si iscrivera' al gruppo del partito in Consiglio regionale, ''ma non prima - ha detto - di avere messo insieme i miei amici''.
CIARLETTA (P.O.), NESSUNA DONNA ELETTA IN CONSIGLIO
''Lo scorso dicembre organizzai un seminario sulla rappresentanza di genere dal profetico titolo ''Questo non e' un paese per donne'', nel corso del quale uomini e donne delle istituzioni si confrontarono sui possibili strumenti legislativi per aumentare la scarsa presenza delle donne negli organismi elettivi regionali e non solo''. Lo ha dichiarato Maria Stella Ciarletta, Consigliera di parita' della Regione Calabria. ''Seguirono mesi di intenso dibattito sulla possibilita' di introdurre, in seno alla riforma elettorale in discussione al Consiglio Regionale, la codidetta doppia preferenza, cioe' la possibilita' per gli elettorali di esprimere due voti nei confronti di candidati di sesso diverso, come aveva gia' previsto la Regione Campania. Seppure l'emendamento sia faticosamente approdato in Aula, l'assemblea regionale l'ha clamorosamente bocciato, - dice Ciarletta - con un rifiuto trasversale da parte dei partiti, con il voto favorevole di nove consiglieri''. ''A urne chiuse, possiamo leggere, senza grande fatica, le conseguenze di quella presa di posizione politica: non sono state elette donne in Consiglio Regionale. La Calabria - sostiene Ciarletta - ha perso una occasione storica, e si ritrova, tra le regioni dove si e' votato, insieme alla Basilicata, a non avere rappresentanza di genere. Con amara ironia si potrebbe commentare che la domocrazia paritaria si e' fermata ad Eboli''.
30-03-2010
PER LA CONFERENZA C'E' IPOTESI 'PRESIDENTE DI GARANZIA'
Dalle urne emerge un deciso riequilibrio tra le forze politiche all'interno della Conferenza delle Regioni. Il centrodestra ha sostanzialmente azzerato il divario che lo separava dal centrosinistra e ora si candida a tornare alla guida dell'organismo che rappresenta la sede di coordinamento dei 'Governatori'. Una poltrona, cosi' come confermato dalle parole del premier Berlusconi in campagna elettorale, che fa gola un po' a tutti, considerato il ruolo che dal 2000 - anno in cui e' entrata in vigore l'elezione diretta - hanno assunto i presidenti delle Regioni, rafforzato anche dalle nuove competenze introdotte con la riforma del Titolo V della Costituzione. Nell'aula del Cinsedo (il Centro interregionale di studi e documentazione) si raggiungono intese strategiche tra le Regioni, come ad esempio quella sul riparto del miliardario fondo per la sanita', sulla base delle quali poi i presidenti delle Regioni si presentano al confronto col Governo nella Conferenza Stato-Regioni e nella Conferenza Unificata. Intese, cosi' come sancito negli ultimi dieci anni sia dalla presidenza di Enzo Ghigo (Pdl) sia da quella di Vasco Errani (Pd), che si raggiungono all'unanimita' o con una larghissima maggioranza proprio per evitare di indebolire il 'mandato' nella trattativa col Governo centrale. Proprio partendo da questo principio, i presidenti delle Regioni (compresi i 13 freschi di elezione) si sono dati appuntamento entro la fine del prossimo mese di aprile per l'elezione del nuovo ufficio di presidenza. Nel 2005 quando fu eletto presidente l'emiliano Vasco Errani (gia' vice presidente con Ghigo), il centrosinistra poteva contare su 18 voti su 22 (hanno diritto di voto i 20 presidenti delle Regioni e i presidenti delle Province autonome di Trento e Bolzano) e l'intesa si raggiunse facilmente. Nel corso di questo quinquennio a Lombardia, Veneto, Molise e Sicilia (che pero' oggi non viene organicamente conteggiata come un voto al Pdl) si sono aggiunti prima la Sardegna, il Friuli Venezia Giulia e l'Abruzzo e ora il Piemonte, il Lazio, la Campania e la Calabria. Il centrodestra puo' contare in sostanza su 10 voti, senza considerare la Sicilia. Il centrosinistra puo' invece contare su undici voti (Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Puglia, Basilicata, Valle D' Aosta, Trentino Alto Adige, la Provincia di Trento e quella di Bolzano). Lo statuto della Conferenza prevede che per l'elezione del presidente nelle prime due votazioni e' necessaria l'unanimita'. In caso di mancato accordo, dalla terza votazione e' eletto il piu' votato. Ma questa e' un' ipotesi che - come confermano ambienti della Conferenza - difficilmente verra' percorsa. Il centrosinistra ha un lieve vantaggio numerico ma deve far ricorso ai tre voti del Trentino Alto Adige, dove peraltro a turno il presidente della Regione coincide o col presidente della Provincia di Trento o con quella di Bolzano. Il centrodestra ha sulla carta un voto in meno ma rappresenta una fetta di popolazione e di territorio decisamente piu' ampia ed e' per questo favorito. Nell'indicazione del presidente non si tiene abitualmente conto dei rappresentanti delle Regioni a Statuto speciale e quelli al primo mandato. Nelle prossime ore cominceranno i primi contatti. Tutto lascia presagire che Errani, in scadenza di mandato, fara' un passo indietro e lascera' all' assemblea la possibilita' di indicare il nuovo presidente. L'invito potrebbe essere rivolto, come gia' successe nel 2000, a Roberto Formigoni. Ma il Governatore lombardo, che punta molto sul ruolo della Conferenza tanto da consegnare la delega a rappresentarlo al fedelissmo assessore al Bilancio, Romano Colozzi, potrebbe di nuovo non accettare. Allo stesso tempo si valuta la possibilita' di consegnare nelle mani di Errani una presidenza di garanzia a tempo con un ufficio di presidenza rafforzato dalla presenza di esponenti del Pdl. Su questa ipotesi sara' necessario il confronto con la pattuglia di esponenti della Lega Nord (Zaia e Cota) che faranno il loro esordio in Conferenza perche' non si tratta solo di lasciare la guida dell'organismo nelle mani del centrosinistra ma anche quella della delegazione degli enti locali (Anci e Uncem sono nelle mani del Pd mentre l'Upi e' a guida Pdl) in 'Unificata'.
ISTITUTO CATTANEO, I VINCITORI SONO LEGA NORD E IDV
Il Partito democratico perde 2 milioni di voti rispetto ai consensi raccolti dai Democratici di sinistra e dalla Margherita nel 2005, ossia circa un quarto (-26%) dell'elettorato dei suoi predecessori. Si tratta di un arretramento generalizzato, con accenti diversi: molto marcato in Calabria (-52%), pronunciato in Campania (-36%), Basilicata (-35%) e Piemonte (-30%). Viceversa, le perdite sono state piu' contenute in Lazio (-14%), Lombardia (-18%) e Veneto (-19%). L'Italia dei valori manifesta una forte crescita, quasi quadruplicando i suoi consensi del 2005: +1 milione 227 mila voti. Si tratta di una crescita che si osserva in tutte le regioni, ma meno al Sud che altrove. Particolarmente marcata la riuscita in Toscana (+127 mila voti, otto volte tanto il risultato del 2005) e nel Lazio (+183 mila voti, una sestuplicazione dei consensi). Anche in seno al centro-sinistra, dunque, c'e' stato un forte riequilibrio dei rapporti di forza: se nel 2005 i consensi di Democratici di sinistra e Margherita erano 23,4 volte superiori a quelli dell'Idv, nel 2010 questo rapporto e' sceso a 3,7. Detto altrimenti, se nel 2005 l'Italia dei valori incideva per appena il 4% sul complesso dei consensi del centrosinistra (nella sua accezione ristretta di coalizione), ora essa incide per 21%, ossia ha quintuplicato il suo peso nella coalizione. L'Udc di Pierferdinando Casini ha perso voti rispetto al 2005: -227 mila voti, ossia -15%. L'arretramento pare essere per lo piu' indipendente dalle alleanze strette nelle diverse regioni: il partito centrista ha perso consensi ovunque, tranne che in Liguria (dove appoggiava il candidato di centro-sinistra), Toscana (dove correva da sola) e in Campania (dove appoggiava il candidato di centro-destra). Nel complesso, tuttavia, il declino dell'Udc e' stato piu' forte laddove si e' alleato con il centro-sinistra. La sinistra radicale esce sconfitta rispetto al 2005. In tutto, i partiti della sinistra radicale hanno perso 1 milione 274 mila voti, ossia quasi la meta' (-48%) del loro elettorato di cinque anni fa. Si tratta di un fenomeno diffuso uniformemente sul territorio, con una significativa eccezione: la Puglia, dove i partiti di sinistra avanzano di 72 mila voti (+38%). Infine, vale la pena di notare il risultato del Movimento 5 stelle-Beppe Grillo, che ha raccolti i consensi di 390 mila elettori nelle cinque regioni in cui si e' presentato. Il risultato migliore in Emilia-Romagna, con il 6% dei voti validi. Ma e' possibile che il ruolo piu' rilevante sia stato svolto dal Movimento 5 stelle in Piemonte, dove ha conseguito il 3,7% dei consensi e il candidato di centro-sinistra ha perso con un margine di appena 0,42 punti percentuali.
CAMINITI (PD), L'INSUCCESSO HA CAUSE PROFONDE
'Quando si perde per quasi trenta punti, la ragione non e' mai una sola, ne' e' figlia dell'ultimo weekend andato di traverso. Quanto e' successo viene da lontano ed ha cause profonde, cause che hanno a che vedere, non con il destino, ma con la politica, quella con la cosidetta ''P'' maiuscola. La storia degli ultimi mesi e' stata il classico colpo di grazia ad una situazione che appariva da tempo abbastanza difficile''. Lo ha detto Pino Caminiti, Presidente dell'Assemblea regionale del Pd Calabria. ''Certo, non e' stato facile collezionare in cosi' poco tempo una sequenza impressionante di errori - dice Caminiti - come quelli che hanno accompagnato al voto il PD e il centrosinistra calabrese. E' stato un vero e proprio crescendo, a cui non si e' sottratto neanche il livello nazionale. Oggi, politicamente, e' un altro mondo, in Calabria, ma non solo. Si tratta di scegliere, sapendo che dalle sconfitte se ne puo' uscire in due modi: o imparando davvero la lezione o perseverando sino alla dissoluzione''. ''In ogni caso, suggerirei a tutti, me compreso - conclude Caminiti - di fronte a quanto e' successo, di evitare la solita e sempre piu' sgradevole sagra di toni arroganti, presuntuosi e saccenti. Un po' di sincera umilta' non sarebbe, per esempio, un cattivo inizio''.
LOIERO, I MOTIVI DELLA SCONFITTA
Una vittoria di queste dimensioni per Giuseppe Scopelliti, eletto Presidente della Regione Calabria con il 58,6%, negli ambienti politici locali, era del tutto inaspettata, nonostante la candidatura di Pippo Callipo (Idv). Si pensava ad una situazione piu' equilibrata. Invece, la realta' dei numeri ha visto Scopelliti doppiare, quasi, l'uscente Agazio Loiero (32,6%).Lo stesso Loiero, pur riconoscendo le dimensioni della sconfitta, ha detto di non capirne le cause. I motivi della sconfitta sono pero' sotto gli occhi du tutti. Loiero, in questi cinque anni, ha governato, praticamente, dovendo far fronte, oltre all'opposizione, sopratutto, fronteggiando l'ostilita' di pezzi importanti del Pd, che, pur essendo, ufficialmente con lui, non hanno sostenuto e valorizzato la su proposta politica, anzi alcuni esponenti di spicco l'hanno osteggiato apertemente, seminando sfiducia ed antipatia nella popolazione. Eppure, Loiero, in questi anni, aveva fatto delle attivita' importanti, come quella di ricostruire l'immagine deteriorata della Calabria, a livello nazionale ed europeo, il recupero dei progetti per i finanziamenti europei, quasi perduti per l'inattivita' della precedente Amministrazione regionale, alcune leggi a favore delle imprese, dei giovani, della famiglia. Queste attivita' politiche ed amministrative non sono state valorizzate dal Pd, che, invece, ha seminato diffidenza verso Loiero, considerato un corpo estraneo. Lo stesso Loiero, dal canto suo, ha commesso, sopratutto nei primi due anni della sua gestione della Regione, alcuni errori politico-strategici, perdendo del tempo prezioso. Per un dissidio con il suo partito per nomina di alcuni manager, infatti, si e' autosospeso perdendo fiducia. Ha poi, in dissidio con ii partito di provenienza (Margherita) ha creato il Partito Democratico Meridionale (Pdm), rientrando, successivamente, nel neocostituito Pd. Tutto questo gli ha fatto perdere tempo nell'azione amministrativa, pur avendo ereditato un'amministrazione disastrata.
SCOPELLITI (PDL) NUOVO PRESIDENTE COL 58,06%
Giuseppe Scopelliti (Pdl) e' il nuovo presidente della Regione Calabria. Secondo i dati definiti ha ottenuto un consenso del 58,06%, rispetto al presidente uscente Agazio Loiero fermo al 32,06% e al candidato dell'Idv, Pippo Callipo, che ha ottenuto il 9,88%.